Marella Agnelli – La Signora Gocà

Erano gli anni Ottanta – e le chiedevo se aveva messo pen on paper, come amava dire Marella- A volte sì, più spesso no, rispondeva. C’erano sempre troppe cose che succedevano e si succedevano. Eppure le pagine lentamente si depositavano. Ma non sarebbero mai state rievocazioni arrotondate, piallate, aggiustate da quella somma falsaria che è la memoria. Erano schegge di infanzia e di adolescenza giustapposte, imperiose. Fra vaste lacune, si disponevano in una sequenza di tracce vivide: impressioni, espressioni, vestiti, colori, frasi, materie, piante, odori, accenni di sentimenti, che si profilavano e si nascondevano. Nomi di luoghi che schiudevano immagini accessibili soltanto a chi ne stava scrivendo. Innanzitutto una villa, I Cancelli, sulle colline di Firenze, dove era apparsa “La Signora Gocà”, in un gioco di bambini…. E un mondo intero, fascinoso e angoscioso, che si sarebbe dissolto per sempre con la fine della guerra e il boogie-woogie.

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